Aspirina overdose


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L’avvelenamento da aspirina o salicilismo può essere acuta o cronica. Un sovradosaggio singolo può causare avvelenamento acuto, l’utilizzo continuo di un dosaggio elevato per lunghi periodi di tempo può causare avvelenamento cronico.

La fase 1 della tossicità è caratterizzata da iperventilazione derivante dalla stimolazione diretta del centro respiratorio, con conseguente alcalosi respiratoria e compensativa alkaluria. Il i potassio e il bicarbonato di sodio sono espulsi con le urine.

Nella fase 2, aciduria paradossale si verifica in presenza di alcalosi respiratoria continua che si ha a quando il potassio è sufficiente e viene espulso dai reni.

Fase 3 include la disidratazione, ipokaliemia, acidosi metabolica e progressiva. Nausea, vomito, sudorazione, tinnito che sono i primi segni e sintomi di tossicità da salicilato.

Altri primi sintomi e segni sono vertigini, iperventilazione, tachicardia, e iperattività. Se tossicità progredisce, si possono verificare agitazione, delirio, allucinazioni, convulsioni, letargia, e stupore. L’ipertermia è indice di grave tossicità, soprattutto nei bambini piccoli.

Diagnosi e trattamento

Il trattamento iniziale comporta la rianimazione seguita da decontaminazione gastrica con la somministrazione di carbone attivo, che assorbe laspirina nel tratto gastrointestinale.

Il pompaggio nello stomaco non viene più utilizzato nel trattamento di avvelenamenti ma a volte può essere preso in considerazione se il paziente ha ingerito una quantità potenzialmente letale i unora prima della presentazione. Viene sconsigliato l’induzione del vomito con sciroppo di ipecacuana.

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